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Km 21: metà percorso, ma la sfida è appena iniziata
Sono a metà gara, ma la sensazione di debolezza inizia a farsi strada. È una lotta mentale, acuita da tensioni muscolari in punti insoliti delle gambe. Provo a non pensarci troppo e riduco leggermente il ritmo. Tuttavia, il passaggio per il centro di Porto, con la sua discesa sulla strada ciottolata, è spietato. Sono costretto a rallentare ancora e arrivo al trentesimo chilometro, dove mi aspetta il temuto dolore al piede.
L’anno delle “scoperte” (non proprio piacevoli)
Non potevo non aspettarmelo. Quest’anno è stato un viaggio di scoperte: nuove parti del corpo che non sapevo nemmeno di avere, come l’astragalo, ora mio acerrimo nemico. Il problema è iniziato ad agosto, in una mattinata calda trascorsa correndo tra le colline del Cilento. Partendo da Monte di Luna, una discesa impegnativa verso il mare si è rivelata troppo per i miei piedi. Da quel giorno, un fastidio al dorso del piede è andato e venuto, fino a trasformarsi in un doloroso compagno di viaggio durante gli allenamenti più lunghi.
La diagnosi e la scelta di partire comunque
Con il passare delle settimane, il fastidio è diventato dolore, e il dolore, preoccupazione. Una risonanza magnetica ha escluso una frattura da stress, ma ha evidenziato un edema osseo all’astragalo. Mancavano meno di due settimane alla maratona: ho sospeso la corsa, iniziato la magnetoterapia e cercato di mantenere la forma fisica con un po’ di ciclismo. Nonostante le difficoltà, non volevo rinunciare alla gita in Portogallo.
Questa edizione del 2024 infatti avrebbe avuto un significato speciale essendo la mia decima maratona in altrettanti anni; inoltre la mia prima l’ho corsa nel 2015 proprio in questa stessa nazione, a Lisbona.
Porto: una città accogliente
Porto ci accoglie con un clima mite e una casa affittata perfetta, con vista panoramica e spazi curati. Ci aspettano due giorni intensi, tra lunghe passeggiate, il ritiro dei pettorali e un tour della città. Scoprire Porto a piedi è un piacere: il centro storico, con le sue stradine in salita, è ricco di artisti di strada e locali che offrono buon cibo e vino. La Garrafeira Nacional diventa una tappa imperdibile e con il nostro gruppetto prendiamo un Porto Colheita del 2007, invecchiato oltre 12 anni in botte, per celebrare l’impresa a casa.
Sabato tra panorami e vino
Personalmente, mi sto appassionando al vino Porto. L’ho scoperto qualche anno fa ed è stato subito amore. Ma il Porto è una vera e propria famiglia, con diverse “personalità” da conoscere e apprezzare. Ogni bicchiere è come un nuovo incontro, e devo dire che non ci sono stati brutti caratteri finora! Se siete curiosi, vi consiglio questa utilissima guida completa per orientarsi nella sua intrigante galassia di sapori.
Il sabato è stato dedicato a ulteriori esplorazioni della città. Abbiamo visitato musei, mercati locali e il famoso ponte Dom Luís I, un’icona di Porto. La parte superiore del ponte è davvero particolare: tram e pedoni convivono senza barriere o protezioni, offrendo una prospettiva unica sulla città e sul fiume Douro.
Il tramonto sul fiume è uno spettacolo mozzafiato: i colori caldi del sole che cala si riflettono sull’acqua creando un’atmosfera magica. Lungo le rive si possono ammirare le tipiche imbarcazioni delle cantine produttrici di vino Porto, con le loro vele iconiche e le botti legate a bordo, come vuole la tradizione.
Il tempo stringe, ma riusciamo comunque a concederci un piccolo assaggio del nostro vino prima di cena. È semplicemente eccellente: il suo colore rosso rubino, intenso e leggermente torbido, cattura subito l’attenzione, mentre gli aromi ricchi e avvolgenti lasciano intuire la qualità. Non sono un sommelier e non pretendo di individuare ogni sfumatura fruttata nel calice, ma vi garantisco che questa è una gran bottiglia!
Il giorno della maratona
La sveglia suona presto. Dopo una rapida colazione, prendiamo un “Bolt” per raggiungere la partenza, situata a circa 20 km dalla città, in riva all’Oceano. Il clima si preannuncia già molto caldo.
Pronti, via! I primi 10 km scorrono lisci, mi sento le gambe fresche e i fastidi sono sopportabili. Tuttavia, superati i 20 km, la “freschezza” svanisce, segno delle due settimane di stop forzato.
Arrivati in città, una discesa mette a dura prova le gambe: il dolore muscolare aumenta e si unisce a quello ormai familiare al piede destro. Provo a resistere, rallentando il ritmo. Arrivato al trentesimo chilometro, il dolore diventa invalidante. Cammino a tratti, ma ogni passo è una sfida. Senza telefono o portafoglio, l’opzione di ritirarmi è complessa. Alla fine, decido di proseguire camminando, consapevole che raggiungere il traguardo sarà un’impresa.
L’arrivo, tra emozioni e riflessioni
Camminare per 12 km consecutivi in quelle condizioni non è stato affatto facile, ma mi ha permesso di completare la gara. L’arrivo è un misto di emozioni: la prestazione non era quella che speravo, ma sono comunque grato di aver tagliato il traguardo. Anche gli altri membri del gruppo hanno sofferto il caldo e i crampi, ma siamo tutti riusciti ad arrivare in fondo.
La maratona è un’esperienza unica: la maledici mentre la corri, ma già dopo l’arrivo inizi a desiderarne un’altra. Magari la prossima sarà in un luogo più a nord però…
La storia del Porto e altri piaceri
Dopo la gara, ci siamo concessi un pomeriggio da turisti, anche se io con una camminata in forte stile “Robocop”. L’indomani invece non volevo perdermi la famosa Libreria Lello la visita guidata alla cantina Ferreira, un’esperienza che ha superato ogni aspettativa. Durante il tour abbiamo scoperto la storia di Dona Antónia Adelaide Ferreira, figura leggendaria del vino Porto. La degustazione finale, con cinque bicchieri di Porto dai bianchi riserva ai rossi invecchiati, è stata la ciliegina sulla torta.
La giornata si è poi conclusa in grande stile con un concerto di Fado alla “Casa da Guitarra”. Dal 2011, questo genere musicale, espressione autentica della cultura portoghese, è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio intangibile dell’umanità.
Arriviamo così a martedì, l’ultimo giorno, con poco tempo a disposizione ma ancora due tappe in agenda. La prima è una visita alla Garrafeira Nacional, dove il nostro gruppetto si concede un assaggio condiviso di tre bicchieri di Porto di altissimo livello. Parliamo di bottiglie straordinarie: invecchiamenti di 50 anni e dei Vintage del 1966 e 1974, tesori enologici che difficilmente, almeno per le mie tasche, sarebbero abbordabili. Che profumi, che intensità incredibili!
Per il pranzo scegliamo finalmente un locale tipico, scoperto il primo giorno ma sempre trovato chiuso. L’attesa è stata ripagata: l’atmosfera è rustica e genuina, il personale estremamente cordiale, e i prezzi più che onesti. Il pasto si conclude in maniera esilarante quando, a sorpresa, ci puntano una pistola… per offrirci (letteralmente) un altro bicchierino di Porto! Che dire, semplicemente fantastici.
Verso un nuovo inizio
Ora, a oltre un mese dalla maratona, non ho ancora ripreso a correre. Il problema al piede erano in realtà due patologie: l’edema osseo e una più subdola tendinite dei peronei della caviglia, che era proprio la causa del dolore più invalidante.
Poteva comunque andare peggio, da settembre infatti ho smesso anche l’assunzione di un medicinale antiaritmico e grazie a Dio non ho avuto contraccolpi, questo sì che sarebbe stato un problema decisamente più serio.
Non mi arrendo, le scarpe da running torneranno presto ai miei piedi…
Amen!
Porto è come la vita: piena di alti e bassi, ma sempre migliore con un bicchiere di vino.
